Martedì, 03 Novembre 2020 21:13

Coppie omosessuali, sì alla tutela civile ma niente confusione col matrimonio

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Recentemente è stata divulgata un'affermazione del Papa sulle coppie omosessuali estrapolandola dal suo contesto. Non potevano mancare le polemiche. Riportiamo un articolo apparso su Avvenire dl 23 ottobre a cura di Lucia Capuzzi e la nota della Segreteria di Stato Vaticana invita alle Nunziature apostoliche.

«Ciò che dobbiamo fare è una legge sulla convivenza civile, hanno diritto a una forma di tutela legale. L’ho già sostenuto». Al di là delle forzature mediatiche, l’opinione di Jorge Mario Bergoglio sulle coppie omosessuali non è cambiata negli ultimi dieci anni.

La frase riportata nel documentario di Evgeny Afineevsky ricalca quanto già espresso nel 2010 quando, come arcivescovo di Buenos Aires, si trovò ad affrontare l’infuocato dibattito sulle nozze gay, legge fortemente voluta dal governo dell’allora presidenta Cristina Fernández de Kirchner. A ricordarlo non sono solo accreditate fonti giornalistiche di quell’epoca, tra cui il biografo ufficiale Sergio Rubín.

Ieri, in un messaggio su Facebook, monsignor Victor Manuel Fernández, arcivescovo di La Plata, teologo e profondo conoscitore del pensiero bergogliano, ricostruisce la vicenda, sottolineando come per papa Francesco, prima e dopo l’elezione al soglio pontificio, si devono distinguere due piani.

Da una parte c’è il «matrimonio», termine con un significato preciso, applicabile solo a un’unione stabile tra una donna e un uomo, aperta alla vita. «Questa unione è unica, perché implica la differenza tra l’uomo e la donna, uniti da un rapporto di reciprocità e arricchiti da questa differenza, naturalmente capace di generare vita», spiega monsignor Fernández. Qualunque altra unione simile richiede, dunque, una denominazione differente.

Unioni o convivenza civile, appunto. «Jorge Mario Bergoglio ha sempre riconosciuto, pur senza necessità di definirli matrimonio, l’esistenza di legami molto stretti fra persone dello stesso sesso, che vanno al di là del mero piano sessuale, ma sono alleanze intense e stabili. Le persone si conoscono a fondo, condividono lo stesso tetto per molto tempo, si prendono cura e si sacrificano l’uno per l’altro», afferma l’arcivescovo di La Plata. In caso di malattia grave o morte, uno dei due può desiderare i suoi beni all’altro o che sia quest’ultimo ad essere consultato invece di un familiare. «Tutto ciò può essere contemplato da una legge» sulle «unioni civili o normativa di convivenza civile, non matrimonio».

A tal proposito, monsignor Fernández conferma quanto già riportato dai media dieci anni fa. Ovvero che, durante il dibattito sul cosiddetto matrimonio igualitario in Argentina, il cardinal Bergoglio sostenne tale posizione durante un incontro ad hoc con l’episcopato: la maggioranza, però, si oppose. La questione era già emersa subito il conclave del 2013. Da allora, il successore di Pietro ha sempre mostrato sensibilità e attenzione pastorale nei confronti delle persone omosessuali. Certo, nel docu-film di Afineevsky, Francesco torna espressamente sulla questione delle unioni civili e ripropone, da Papa, quanto già affermato dieci anni fa. Nemmeno questo, però, è un inedito assoluto.

Nel libro che raccoglie le conversazioni con il sociologo Dominique Wolton, pubblicato in Francia nel 2017 e in Italia l’anno successivo, c’è già un accenno al riguardo. «Matrimonio è un termine che ha una storia. Da sempre, nella storia dell’umanità e non solo della Chiesa, viene celebrato tra un uomo e una donna», afferma Francesco in Dio è un poeta, edito nel nostro Paese da Rizzoli. E aggiunge: «È una cosa che non si può cambiare. È la natura delle cose, è così. Chiamiamole unioni civili. Non scherziamo con la verità».

Il documentario Francesco, insignito ieri, nei giardini vaticani, del premio Kinéo, non contiene, dunque, verità sconvolgenti.

Del resto non era questo l’obiettivo dell’autore, ebreo non praticante di origini russe. Attraverso la raccolta di testimonianze e immagini, il regista cerca di narrare le ferite del mondo: le guerre, l’esodo infinito a cui sono costrette migliaia di persone, i muri vecchi e nuovi, fisici e mentali che separano gli uni dagli altri. Il racconto segue il Papa nei suoi viaggi, da Lampedusa a Manila, da Ciudad Juárez a Santiago. Il racconto su Francesco, spiega Afineevsky, però, piano piano, si è trasformato in un film «sull’umanità che commette errori, fatta di peccatori...». La chiave è contenuta in una frase di Oscar Wilde cara al Papa e riportata nel filmato: «Ogni santo ha un passato e ogni peccatore ha un futuro».

 

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La Santa Sede non ha commentato pubblicamente le parole di papa Francesco raccolte nel documentario "Francesco" del regista Evgeny Afineevsky riguardo alla questione omosessuale e alle unioni civili tra persone dello stesso sesso. Ma in questi giorni i nunzi apostolici sparsi nei cinque continenti hanno ricevuto dalla Segreteria di Stato, e per espresso desiderio del Pontefice, una lettera circolare con l’indicazione di girare ai vescovi dei Paesi in cui svolgono la loro missione un «breve scritto» che ricostruisce il contesto di quelle parole del Pontefice che «hanno suscitato, nei giorni scorsi, diverse reazioni e interpretazioni». In alcuni Paesi, come il Messico, il testo è stato già distribuito. In altri deve ancora esserlo. Scopo della nota, che viene girata ai presuli in allegato e senza firma, è quella di offrire «alcuni elementi utili, nel desiderio di favorire, per Sua (di papa Francesco, ndr) disposizione, un'adeguata comprensione delle parole del Santo Padre».

Nella nota si ricorda che «oltre un anno fa, rilasciando un'intervista, papa Francesco rispose a due domande distinte in due momenti diversi che, nel suddetto documentario, sono state redatte e pubblicate come una sola risposta senza la dovuta contestualizzazione, il che ha generato confusione».

In quella intervista – concessa al canale messicano Televisa, ma nella nota non viene specificato -, il Pontefice «aveva fatto in primo luogo un riferimento pastorale circa la necessità che, all'interno della famiglia, il figlio o la figlia con orientamento omosessuale non siano mai discriminati».

A ciò, precisa la nota - sottolineando un punto chiave che era stato subito messo in evidenza dagli articoli di “Avvenire” dedicati alla vicenda - attengono le parole: «Las personas homosexuales tienen derecho a estar en familia; son hijos de Dios, tienen derecho a una familia. No se puede echar de la familia a nadie ni hacerle la vida imposibile por eso» («Le persone omosessuali hanno diritto a stare in famiglia; sono figli di Dio, hanno diritto a una famiglia. Non si può cacciare dalla famiglia nessuno né rendergli la vita impossibile per questo»).

A questo proposito la nota cita per esteso un capoverso dell'Esortazione apostolica post-sinodale ull'amore nella famiglia Amoris laetitia (2016) che «può illuminare tali espressioni». È il capoverso n. 250, che così si esprime: «Con i Padri sinodali ho preso in considerazione la situazione delle famiglie che vivono l'esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, esperienza non facile né per i genitori né per i figli. Perciò desideriamo anzitutto ribadire che ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare "ogni marchio di ingiusta discriminazione" e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza. Nei riguardi delle famiglie si tratta invece di assicurare un rispettoso accompagnamento, affinché coloro che manifestano la tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita».

Nella nota si ricorda poi – e anche questo era stato già evidenziato sulle pagine di “Avvenire” - che una successiva domanda dell'intervista di Televisa «era invece inerente a una legge locale di dieci anni fa in Argentina sui “matrimonios igualitarios de parejas del mismo sexo” (“matrimoni egualitari di coppie dello stesso sesso”) e all'opposizione dell'allora Arcivescovo di Buenos Aires nei suoi confronti».

La nota non entra nel merito riguardo al fatto che questa frase in realtà venne registrata ma non trasmessa nell’intervista mandata in onda perché non rilasciata alla tv messicana dalla Santa Sede. Ma ricorda che Papa Francesco «a questo proposito ha affermato che “es una incongruencia hablar de matrimonio homosexual” (“è una incongruenza parlare di matrimonio omosessuale”), aggiungendo che, in tale preciso contesto, aveva parlato del diritto di queste persone ad avere delle coperture legali: “lo que tenemos que hacer es una ley de convivencia civil; tienen derecho a estar cubiertos legalmente. Yo defendi eso” (“quello che dobbiamo fare è una legge di convivenza civile; hanno diritto di essere coperti legalmente. Io ho difeso questo”)».

Il «breve scritto» esplicativo destinato ai vescovi ricorda a questo punto un’altra intervista di papa Francesco del 2014 (anche in questo caso non viene esplicitato che venne concessa al “Corriere della Sera” del 5 marzo). In questa intervista il Papa si era così espresso: «Il matrimonio è fra un uomo e una donna. Gli Stati laici vogliono giustificare le unioni civili per regolare diverse situazioni di convivenza, spinti dall'esigenza di regolare aspetti economici fra le persone, come ad esempio assicurare l'assistenza sanitaria. Si tratta di patti di convivenza di varia natura, di cui non saprei elencare le diverse forme. Bisogna vedere i diversi casi e valutarli nella loro varietà».

Dopo questa citazione, la nota vaticana cosi conclude: «È pertanto evidente che papa Francesco si sia riferito a determinate disposizioni statali, non certo alla dottrina della Chiesa, numerose volte ribadita nel corso degli anni».

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